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1528, L'ULTIMO VIAGGIO
Tra il 1526 ed il 1527 Verrazzano guidò una spedizione verso il Brasile, sempre alla ricerca del famoso passaggio ad Oriente.
Nel marzo 1528, mossa dal medesimo scopo, ebbe luogo l'ultima partenza del navigatore dal porto di Dieppe. La spedizione, a cui partecipava anche il fratello Girolamo, cartografo, costeggiò la Florida per poi entrare nel mar delle Antille. Dirigendosi verso il golfo di Darien, l'equipaggio avvistò un'isola coperta di rigogliosa vegetazione ed apparentemente deserta. Il Verrazzano e sei marinai scesero a terra per esplorarla. Assaliti all'improvviso da una torma di indigeni, furono massacrati, fatti a pezzi e divorati sotto gli occhi atterriti del fratello, impotente a recar loro aiuto. Questo racconto venne fatto dal fratello Girolamo a Paolo Giovio e al suo nipote e coadiutore Giulio, che lo mise in ottave nell'ambito di un poemetto epico sugli esploratori e colonizzatori d'America:
"Da gente cruda fur a un tratto presi / Ch'a l'improvviso gli saltorno addosso. / Occisi fur et per terra distesi / Fatti in più pezzi sino al minimo osso / Da quelli fur mangiato. E in quei paesi / Gli fu il fratel del Verezan che rosso / Vede il terren del sangue del fratello / Né puote in barca stando aggiutar quello. / Costui il tutto vide e in Roma poi / Venuto essendo un giorno, lacrimando / Racontò questo fatto acerbo a noi."
Questa fu la tragica fine del navigatore Giovanni da Verrazzano, ad opera del quale la costa atlantica dell'America settentrionale venne portata a conoscenza dell'uomo e rappresentata in forma essenziale dalla cartografia cinquecentesca.
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